La Seconda Guerra Mondiale

Le Operazioni Navali nel Mediterraneo

Sezione di Foligno del CAI

1940, 25 Giugno

Salpa dall'Italia il primo vero convoglio diretto a Tripoli, organizzato per portare uomini e mezzi all'Esercito italiano in Africa settentrionale. Compongono il convoglio il piroscafo Esperia e la motonave Victoria. Il convoglio arriva regolarmente a Tripoli sbarcando 437 uomini e 2.775 tonnellate di materiali. Ben al di sotto delle possibilità di carico delle due unità.

1940, 28 Giugno

La squadriglia italiana composta dai cacciatorpediniere Espero, Ostro e Zeffiro, diretta a Tobruk con due batterie contraeree e relativo personale, si scontra con gli incrociatori britannici Sidney, Neptune, Gloucester, Orion e Liverpool. L'unità caposquadriglia si dispone subito a copertura dell'Ostro e dello Zeffiro, che riescono ad allontanarsi in direzione di Bengasi. L'Espero, di 1715 tonnellate, al comando del capitano di vascello Enrico Baroni, viene ripetutamente colpito dal tiro nemico. Dopo quasi due ore di resistenza l'unità, ormai immobilizzata e con falle nell'opera viva, affonda di prua alle ore 20.15 in posizione 35°18' N - 20°12' E, dopo che l'equipaggio ne ha affrettato la fine allagando i depositi. Il comandante Baroni, rifiutando ogni invito a porsi in salvo, scomparve con la sua nave.

Incrociatore britannico HMS Sydney

1940, 29 Giugno

Il sommergibile italiano Uebi Scebeli viene catturato dagli inglesi. Questi trovano a bordo due codici navali, uno dei quali nuovissimo e destinato ad entrare in vigore dal successivo 1° luglio.

1940, 5 Luglio

Il cacciatorpediniere Zeffiro, di 1715 tonnellate, viene colpito, alle ore 20.35, da un siluro a proravia della plancia mentre si trova nella rada di Tobruk nel corso di un attacco britannico condotto con aerosiluranti ed iniziato alle ore 20.20. Il colpo provoca l'esplosione della santabarbara e la conseguente asportazione della prua. L'affondamento è immediato.

1940, 10 Luglio

Il cacciatorpediniere Pancaldo, di 2605 tonnellate, viene colpito alle ore 21.39 da un siluro nel compartimento caldaie di dritta a prora. L'unità si trova ormeggiata ad una boa nella rada di Augusta quando aerosiluranti britannici attaccano alle ore 21.25. A seguito del colpo ricevuto il Pancaldo, invaso dall'acqua, affonda sbandato. Rientrerà in servizio, dopo essere stato recuperato, il 26 luglio 1941.

1940, 19 Luglio

Mentre dirige da Tripoli a Lero, la IIa Divisione incrociatori, costituita dal Bande Nere e Bartolomeo Colleoni, si scontra all'alba con la formazione inglese formata dall'incrociatore Sidney e dai cacciatorpediniere Hyperion, Ilex, Hero, Hasty e Havoch. Nel corso del combattimento il Colleoni, di 6954 tonnellate, viene colpito ed immobilizzato. Alle ore 09.00 affonda a circa 6.4 miglia da Capo Spada (Creta) finito dai siluri dei cacciatorpediniere Hyperion e Ilex.

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Incrociatore leggero Bartolomeo Colleoni

(da http://www.marina.difesa.it/)

1940, 20 Luglio

I cacciatorpediniere italiani Ostro e Nembo, entrambi di 1715 tonnellate, affondano nella rada di Tobruk durante un attacco aereo britannico iniziato alle 20.00 del 19 ed intensificatosi alle 01.30 del 20. L'Ostro affonda alle 01.44 dopo solo dieci minuti da quando viene colpito da un siluro in corrispondenza del deposito munizioni di poppa. Il Nembo affonda alle 01.45 dopo essere stato colpito da un siluro fra le caldaie 2 e 3 sulla dritta.

1940, 17 Settembre

Alle 20.15 i cacciatorpediniere Turbine e Aquilone lasciano il porto di Bengasi diretti a Tripoli. Alle 20.45 due mine scoppiano al centro e a poppa dell'Aquilone, di 1715 tonnellate. Gli scoppi provocano l'immediato sbandamento e affondamento dell'unità. L'Aquilone si trova posato su un fondale di 13.15 m in posizione 32°06'28" N e 20°01'30" E. Le mine erano state probabilmente lanciate in mare nel corso della notte durante un attacco aereo. L'attacco ha comportato anche la perdita del cacciatorpediniere Borea, di 1715 tonnellate. Questo alle ore 01.00 subisce lo scoppio di una bomba al disotto della chiglia mentre si trova ormeggiato alla banchina del porto di Bengasi. L'affondamento avviene in breve tempo.

1940, 12 Ottobre

Il cacciatorpediniere Artigliere, di 2460 tonnellate, esegue una operazione di ricerca notturna a seguito della segnalazione di una forza navale nemica in navigazione nel canale di Malta. La ricerca è affidata ad una squadriglia di cacciatorpediniere ed alle torpediniere Ariel e Airone. Individuata la forza navale nemica, l'Artigliere passa all'attacco di una unità. Colpito dal fuoco avversario rimane immobilizzato e con incendio a bordo. In suo soccorso accorre all'alba il cacciatorpediniere Camicia Nera, che lo prende a rimorchio. Purtroppo si profilano all'orizzonte tre incrociatori e tre caccia britannici. Alle 08.00 il Camicia Nera è costretto ad abbandonare al suo destino l'Artigliere. Viene di nuovo cannoneggiato e, per i danni subiti, affonda alle ore 09.05 in posizione 36°30' N - 16°07' E.

1940, 21 Ottobre

Il cacciatorpediniere italiano Francesco Nullo, di 1580 tonnellate, affonda alle 06.35 nel passaggio di NE dell'isola di Harmil, nel Mar Rosso, colpito dal fuoco del cacciatorpediniere britannico Kimberley, che lo immobilizza e gli procura delle falle nell'opera viva. Nel corso della notte aveva condotto un attacco contro il convoglio nemico BN-7 nel centro del Mar Rosso e, nella fase di disimpegno, era stato inseguito da unità britanniche.

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Il cacciatorpediniere Francesco Nullo

(da http://www.marina.difesa.it/)

1940, 12 Novembre

La nave da battaglia italiana Conte di Cavour, di 29100 tonnellate, viene colpita da un siluro sul fianco sinistro nel corso di un attacco notturno da parte di aerei siluranti inglesi. L'unità, che si trova all'ancora nel Mar Grande a Taranto, viene portata ad incagliarsi sulla spiaggia, dove affonda di poppa. Successivamente viene recuperata ed inviata ai lavori a Trieste.

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Profilo e pianta

(da http://www.marina.difesa.it/)

1940, 21 Dicembre

Nel pomeriggio, mentre si trovano a levante delle Kerkennah, i piroscafi italiani Norge, di 6.511 tonnellate di stazza lorda, e Peuceta, di 1.926 tonnellate di stazza lorda, vengono attaccati ed affondati da aerosiluranti britannici.

1941, 22 Gennaio

Dopo avere provveduto alla difesa del fronte a mare e contraerea della piazzaforte di Tobruk, nel corso dell'assedio da parte di forze inglesi, l'incrociatore corazzato italiano San Giorgio, di 11300 tonnellate, viene fatto saltare ed autoaffondato nella rada da una parte dell'equipaggio agli ordini del Comandante alle ore 04.15.

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Maggio 1940: l'incrociatore corazzato San Giorgio lascia Taranto diretta a Tobruk

(da http://www.marina.difesa.it/)

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Il San Giorgio si autoaffonda nella rada di Tobruk

(da http://www.marina.difesa.it/)

1941, 25 Febbraio

Mentre si trova in servizio di scorta ravvicinata ad un convoglio diretto a Tripoli e partito da Palermo il 24 febbraio insieme all'incrociatore Bande Nere ed ai cacciatorpediniere Ascari e Corazziere, l'incrociatore leggero italiano Armando Diaz, di 7194 tonnellate, viene colpito da siluri lanciati dal sommergibile inglese Upright. Con l'opera viva squarciata ed a causa dell'incendio provocato dallo scoppio della santabarbara, il Diaz affonda in sei minuti, alle ore 03.49, in posizione 34°33' N - 11°45' E a levante delle isole Kerkenah, al largo delle coste tunisine.

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Incrociatore leggero Armando Diaz

(da http://www.marina.difesa.it/)

Caratteristiche degli incrociatori italiani e britannici nello scontro al largo di Capo Matapan
Classe/Nave

Dislocamento

[tonnellate]

Corazzatura [mm]

Torri

[mm]

Torre di comando

[mm]

Velocità

[nodi]

Armamento

principale

Verticale Orizzontale

Classe Leander

Orion 7.212 102 51 25 25 32,5 8 x 152 mm
Ajax 6.985 102 51 25 25 32,5 8 x 152 mm
Perth 7.165 102 51 25 25 32,5 8 x 152 mm

Classe Southampton

Gloucester 9.600 102 51 51 102 32,5 12 x 152 mm

Classe Trento

Trento 10.500 75 50 100 100 35,0 8 x 203 mm
Trieste 10.500 75 50 100 100 35,0 8 x 203 mm
Bolzano 11.065 75 50 100 100 36,0 8 x 203 mm

Classe Zara

Zara 11.500 150 70 150 150 32,0 8 x 203 mm
Fiume 11.500 150 70 150 150 32,0 8 x 203 mm
Pola 11.500 150 70 150 150 32,0 8 x 203 mm

Classe Garibaldi

Garibaldi 9.959 130 60 135 140 35,0 10 x 152 mm
Abruzzi 9.387 130 60 135 140 35,0 10 x 152 mm
Fonte James J. Sadkovich, "La marina italiana nella seconda guerra mondiale", Libreria Editrice Goriziana, Gorizia, 2006

1941, 28 Marzo

Gli incrociatori italiani della Ia Divisione, costituita dal Fiume, Zara e Pola, si scontrano con le navi da battaglia britanniche Valiant, Barham e Warspite a sud di Capo Matapan mentre rientrano da una incursione a sud di Creta condotta insieme alla corazzata Vittorio Veneto, alla IIIa Divisione e a numerosi cacciatorpediniere. A seguito dell'attacco portato con il siluro da un aereo nemico il Pola, di 14360 tonnellate, viene colpito ed immobilizzato, rimanendo isolato. Nell'intento di portare soccorso al Pola, il Fiume e lo Zara invertono la rotta insieme a quattro cacciatorpediniere. Centrato subito dal tiro delle navi da battaglia britanniche il Fiume subisce alcune salve da 381 che provocano gravi avarie ed una grande falla nell'opera viva. In 25 minuti, alle ore 23.15, il Fiume affonda di poppa abbattendosi sulla sinistra in posizione 35°21'N - 20°57' E. Sorte analoga subisce lo Zara, di 14530 tonnellate, che, colpito anch'esso subito dal tiro nemico, riporta incendi ed avarie tali da immobilizzarlo. Nonostante gli sforzi dell'equipaggio, protrattisi per circa tre ore, la nave è perduta. Lo Zara affonda, ad opera dell'equipaggio, alle ore 02.30 del 29 marzo in posizione 35°21' N - 20°57' E. Il Pola, primo incrociatore colpito, visto vano il tentativo di soccorso da parte delle unità della sua Divisione, nell'impossibilità di manovrare, viene abbandonato dall'equipaggio quando è in procinto di affondare. Lo finiscono i siluri lanciati dai cacciatorpediniere della 14a Squadriglia britannica. Scompare alle ore 03.00 del 29 marzo in posizione 35°15' N - 21° E. Nello stesso scontro affondano anche i cacciatorpediniere Alfieri e Carducci, entrambi di 2320 tonnellate, a seguito dei numerosi colpi messi a segno dalle unità britanniche. L'Alfieri affonda alle ore 23.30 mentre il Carducci alle ore 23.45.

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Incrociatore pesante Fiume

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Incrociatore pesante Zara

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Incrociatore pesante Pola

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1941, 16 Aprile

Il cacciatorpediniere Tarigo, di 2605 tonnellate, affonda, per scontro con il nemico, nel punto 500 metri a sud della boa n. 3 delle secche di Kerkenah mentre era impegnato nella scorta di cinque piroscafi da Napoli a Tripoli insieme al Lampo ed al Baleno. Alle 02.10 il convoglio italiano viene scoperto col radar dai cacciatorpediniere Jervis, Nubian, Mohawk e Janus. Il convoglio viene sottoposto ad un nutrito fuoco mentre il Tarigo, gettandosi nella mischia, riesce ad affondare con il siluro il Mohawk. Per i gravi danni subiti nello scontro il Tarigo affonda alle ore 03.00. Alle ore 05.00 viene perso anche il cacciatorpediniere Lampo, di 1920 tonnellate, a 6.5 miglia per 228° dalla boa n. 3 di Kerkenah. Gettatosi anch'esso nella mischia viene colpito nelle caldaie ed incendiato. L'equipaggio riesce a portarlo su bassi fondali e, con i depositi munizioni allagati, fatto posare sul fondo. Verrà recuperato l'8 agosto 1941 per riprendere servizio, ma sarà definitivamente affondato il 30 aprile 1943. Stessa sorte subisce il cacciatorpediniere Baleno, di 1920 tonnellate, che viene colpito in pieno dalla prima salva sparata dal nemico. Per effetto dei colpi ricevuti il Baleno rimane immobilizzato con le armi inutilizzate, incendio a bordo ed un solo ufficiale superstite, il direttore di macchina Capitano del Genio Navale Edoardo Repetto di Borgonovo. Dopo avere scarrocciato sulle secche di Kerkenah (golfo di Gabes) il Baleno affonda capovolgendosi al tramonto del giorno 17 a 3 miglia per 240° dalla boa n. 4 delle secche.

Cacciatorpediniere Baleno

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Cacciatorpediniere Jervis

 

1941, 18 Settembre

Alle prime luci del mattino un convoglio italiano partito da Taranto e diretto a Tripoli, costituito dalle motonavi Vulcania, Oceania e Neptunia, viene attaccato dai sommergibili britannici Unbeaten, Upholder, Upright e Ursula, aventi base a Malta e allertati da un ricognitore che alle ore 08.00 del 17 avvista il convoglio su una rotta a levante di Malta, fuori dal raggio d'azione degli aerosiluranti di base nell'isola. Nel corso dell'attacco l'Upholder affonda, con azioni reiterate, le motonavi Oceania e Neptunia. La Vulcania riesce a raggiungere indenne Tripoli dopo avere sventato un attacco del sommergibile Ursula. Il convoglio era scortato dai cacciatorpediniere Da Recco, Da Noli, Pessagno, Usodimare e Gioberti.

Motonave Neptunia

1941, 21 Ottobre

Viene stabilmente dislocata a Malta la "Forza K", composta dagli incrociatori leggeri Aurora e Penelope, armati con 6 cannoni da 152 mm, e dai cacciatorpediniere Lance e Lively, dotati ciascuno di 6 cannoni da 120 mm.

Incrociatore leggero HMS Aurora

1941, 24 Ottobre

Il piroscafo da carico Achille viene attaccato alle ore 11.00 con bombe da aerei avversari ed alle 11.30 affonda a nord-est di Trapani, coordinate 38°26’ N- 11°24’ E, mentre è in navigazione da Tunisi a Palermo. L’Achille, di 2.416 tonnellate di stazza lorda era stato costruito nel 1890 ed apparteneva all’armatore Matteo Scuderi di Catania. Era iscritto al Compartimento Marittimo di Catania con la matricola n. 77. Non era stato requisito dalla Marina Militare e quindi non iscritto nel ruolo del naviglio ausiliario dello Stato.

1941, 9 Novembre

Nella notte tra l'8 e il 9 il convoglio Duisburg, composto da sette navi mercantili, viene affondato dalle unità della "Forza K", uscita da Malta su segnalazione di un ricognitore. Ad evitare il disastro non basta la presenza della scorta diretta costituita da 6 caccia, né la scorta a distanza costituita da due incrociatori pesanti e 4 caccia. Bilancio dell'attacco fu la perdita dei 7 piroscafi del convoglio, di due caccia colati a picco ed altri due gravemente danneggiati. Il convoglio era costituito dai piroscafi tedeschi Duisburg, di 7.389 tonnellate, e San Marco, di 3.113 tonnellate, dalle motonavi italiane Maria, di 6.339 tonnellate, e Rina Corrado, di 5.180 tonnellate, dal piroscafo Sagitta, di 5.153 tonnellate, e dalle petroliere Minatitlan, di 7.599 tonnellate, e Conte di Misurata, di 5.014 tonnellate. Il carico che esse trasportavano comprendeva 13.290 tonnellate di materiale vario, 1.579 tonnellate di munizioni, 17.281 tonnellate di combustibile, 389 veicoli, 145 soldati italiani e 78 tedeschi. Il convoglio, denominato ufficialmente "Beta", aveva come scorta diretta i cacciatorpediniere Maestrale, al comando del capitano di vascello Ugo Bisciani, Fulmine, Euro, Grecale, Libeccio e Oriani. La scorta a distanza era costituita dagli incrociatori pesanti Trieste, a bordo del quale c'era il contrammiraglio Bruno Brivonesi, e Trento, e dai cacciatorpediniere Granatiere, Fuciliere, Bersagliere ed Alpino. Tra le conseguenze del disastro ci fu la rimozione dal comando del comandante Ugo Bisciani e dell'ammiraglio Bruno Brivonesi.

Cacciatorpediniere Maestrale

Incrociatore leggero Trieste

 

1941, 13 Dicembre

Gli incrociatori italiani della IVa Divisione, Alberico da Barbiano e Alberto di Giussano, partiti la sera del 12 dicembre da Palermo insieme alla torpediniera Cigno con un carico di benzina, munizioni e viveri da portare a Tripoli, vengono avvistati da un aereo inglese quando si trovano nelle acque di Capo Bon, al largo delle coste tunisine. Ormai scoperte, le navi italiane decidono di invertire la rotta. Nel corso della manovra entrano in contatto con i cacciatorpediniere inglesi Legion, Maori e Sikh e quello olandese Isaäc Sweers. Questi, molto vicini alle unità italiane, attaccano con il siluro. Il da Barbiano viene raggiunto da tre siluri che ne provocano l'affondamento immediato. Scompare capovolgendosi alle ore 03.25 a 1.5 miglia a levante del faro di Capo Bon. Il da Giussano, appena aperto il fuoco, viene raggiunto da un siluro al centro, che provoca l'inutilizzazione delle due macchine e di due caldaie. Dopo circa un'ora, in preda agli incendi, l'incrociatore si spezza in due ed affonda alle ore 04.22 a 2.5 miglia a levante di Capo Bon.

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Incrociatore leggero Alberico da Barbiano

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Incrociatore leggero Alberto da Giussano

(da http://www.marina.difesa.it/)

1941, 19 Dicembre

Nella notte tra il 18 ed il 19 la "Forza K" britannica, di base a Malta, incappa su un banco di mine mentre dà la caccia ad un convoglio diretto a Tripoli. La "Forza K" cessa di esistere. Non verrà più ricostituita.

1942, 1 Febbraio

Il piroscafo da carico Absirtea viene silurato ed affondato alle ore 10.46 a 6 miglia per 320° da capo Dukato, isola di Santa Maura, nello Ionio, da un sommergibile nemico mentre si trova in navigazione da Brindisi a Patrasso. L’Absirtea, di 4.170 tonnellate di stazza lorda era stato costruito nel 1913 ed apparteneva alla G.L. Premuda Soc. An. Di Navigazione a Vapore di Trieste al cui Compartimento Marittimo era iscritto con la matricola n. 83. Era stato requisito dalla Marina Militare a Livorno il 13 novembre 1940 e non iscritto nel ruolo del naviglio ausiliario dello Stato. Venne derequisito dalla Marina Militare a Bari il 12 dicembre 1941 e contemporaneamente requisito dal Ministero delle Comunicazioni.

1942, 1 Aprile

L'incrociatore italiano Giovanni Delle Bande Nere, di 6954 tonnellate, salpa al mattino da Messina per La Spezia, dove deve effettuare alcuni lavori di riparazione. E' scortato dal cacciatorpediniere Aviere e dalla torpediniera Libra. Quanto il gruppo si trova a 11 miglia per 144° dall'isola di Stromboli, il Dalle Bande Nere viene colpito da due siluri lanciati dal sommergibile britannico Urge. Subito l'incrociatore si spezza in due ed affonda.

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Incrociatore leggero Giovanni Delle Bande Nere

(da http://www.marina.difesa.it/)

1942, 29 Maggio

Il cacciatorpediniere Emanuele Pessagno, di 2605 tonnellate, viene fatto segno ai lanci del sommergibile britannico Turbulent mentre è intento alla scorta di una motonave partita il 27 da Brindisi e diretta a Bengasi, unitamente ad altri piroscafi di un convoglio partito da Taranto a cui si erano uniti. L'Emanuele Pessagno, colpito da due siluri a prua e al centro, affonda in un minuto alle ore 03.15 a circa 85 miglia per 332° da Bengasi.

1942, 8 Giugno

Il cacciatorpediniere Antoniotto Usodimare, di 2605 tonnellate, dopo essere partito da Napoli alle 02.00 di scorta alla motonave Pisani, diretta a Tripoli ed essersi unita nel canale di Sicilia ad un altro convoglio, viene colpito alle ore 21.20 da uno dei due siluri lanciati contro la formazione da un sommergibile. L'Antoniotto Usodimare si spezza in due ed affonda rapidamente, alle 21.25, a 72 miglia a Nord di Capo Bon. Il sommergibile attaccante risulterà essere italiano, l'Alagi, che per una serie fortuita di circostanze, non era a conoscenza del passaggio del convoglio italiano.

1942, 15 Giugno

Alle 05.00 del mattino aerosiluranti britannici attaccano il gruppo di incrociatori italiani costituito dal Trento, Gorizia, Garibaldi e Duca d'Aosta. Questi, scortati da una squadriglia di cacciatorpediniere, erano salpati da Taranto il giorno prima con l'intento di dirigere verso Creta per intercettare, insieme alle unità della IXa Divisione da battaglia, forze navali nemiche poste a protezione di un convoglio diretto a Malta. A seguito dell'attacco, il Trento, di 13548 tonnellate, viene colpito a prora, sulla dritta, da un siluro che provoca un forte incendio nel locale caldaie. Mentre i cacciatorpediniere Camicia Nera e Saetta provvedono alla protezione intorno alla nave ferma, l'equipaggio compie ogni sforzo per rimettere in moto la nave e domare l'incendio. Alle 09.10 il Trento viene raggiunto da un siluro nella santabarbara di prora, che salta in aria. Il siluro è stato lanciato, non visto, dal sommergibile inglese Umbra. Dopo lo scoppio il Trento, in pochi minuti, si apprua sbandando e, con la poppa in aria, affonda alle 09.15 in posizione 36°10' N - 18°40' E.

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Incrociatore pesante Trento

(da http://www.marina.difesa.it/)

1942, 21 Giugno

Il cacciatorpediniere Strale, di 1890 tonnellate, a causa del mare grosso si incaglia alle ore 01.00 mentre naviga in prossimità della costa di Ras El Ahmar (Capo Bon). I danni provocati dall'incaglio e le avarie successive provocate dal mare ne resero impossibile il recupero. Lo Strale fu ufficialmente dichiarato perduto il 5 agosto 1942. Era partito da Napoli insieme al cacciatorpediniere Da Recco a la torpediniera Centauro per effettuare la scorta ad un convoglio diretto in Libia.

1942, 7 Agosto

Il sommergibile britannico Proteus, partito da Haifa, affonda nell'Egeo la motonave tedesca Wachtfels mentre è in viaggio di trasferimento, scarica ed isolata, da Suda al Pireo.

Il sommergibile della Nuova Zelanda HM Proteus nella rada di Portsmouth

1942, 26 Settembre

Giunge a Tobruk la cisterna Proserpina con un carico di 5.000 tonnellate di benzina. Sarà l'ultimo arrivo di carburante in quel porto per le forze dell'Asse. L'unità aveva una portata di circa 10.000 tonnellate ma la penuria di combustibile in Italia non permise che la cisterna partisse con un carico pari al massimo della sua capacità. La limitata capacità industriale del paese e le difficoltà nelle comunicazioni ferroviarie avevano impedito molte volte che nei porti di imbarco arrivassero materiali, munizioni, armi, carri armati, automezzi e combustibili nella misura necessaria a riempire le stive e le cisterne dei mercantili in attesa. Per cui furono molte le volte che i trasporti viaggiavano a carico ridotto. Un esempio di ciò è rappresentato dal Gualdi, facente parte dello stesso convoglio del Proserpina, che, sebbene avesse una portata di 6.000 tonnellate, aveva a bordo 1.300 tonnellate di materiali, benzina ed 11 automezzi. Come casi limite possono essere citati quelli dell'Ogaden e del Santa Fè. Il primo, avente una portata di circa 7.000 tonnellate, fu caricato con sole 1.000 tonnellate. Il secondo, anch'esso di circa 7.000 tonnellate di portata, imbarcò soltanto 60 automezzi e 500 tonnellate di materiali.

1942, 19 Ottobre

Il cacciatorpediniere Giovanni Da Verrazzano, di 2605 tonnellate, partito da Napoli il 17 ottobre con altri cinque cacciatorpediniere e tre torpediniere per scortare a Tripoli un convoglio di quattro piroscafi, affonda alle ore 14.50 circa pel punto 35°32'N - 12°02'E (a Sud di Pantelleria) a seguito di un siluro lanciato dal sommergibile britannico P37 Unbending, che asporta la poppa. Gli sforzi per salvare il Giovanni Da Verrazzano hanno il solo risultato di ritardare l'affondamento. Il convoglio era stato attaccato alle ore 13.00 da sommergibili nemici e il Giovanni Da Verrazzano, nel corso dell'attacco, era riuscito, manovrando, ad evitare già un siluro.

1942, 2 Dicembre

Nella notte un convoglio partito da Palermo il 1°, costituito da 4 piroscafi diretti a Biserta, scortato dai cacciatorpediniere Folgore, Nicoloso Da Recco e Camicia Nera e due torpediniere, viene attaccato da una formazione britannica composta dagli incrociatori e cacciatorpediniere Aurora, Argonaut, Sirius, Quentin e Quiberon. Il Folgore, di 1920 tonnellate, mentre si porta all'attacco e lancia due salve di siluro, viene investito sui due lati dal tiro nemico che provoca l'incendio e l'affondamento alle ore 01.16 nel punto 37°43'N - 11°16'E (canale di Sicilia) mentre tenta di disimpegnarsi.

Cacciatorpediniere Folgore

1942, 4 Dicembre

Napoli viene attaccata dal cielo alle 16.50. L'incrociatore Muzio Attendolo, di 8990 tonnellate, ormeggiato nel porto, viene colpito da bombe che aprono vie d'acqua nello scafo. Dopo circa cinque ore di sforzi per salvarlo, ormai sbandato. si capovolge alle 22.10.

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Incrociatore leggero Muzio Attendolo

(da http://www.marina.difesa.it/)

1942, 17 Dicembre

Il cacciatorpediniere Aviere, di 2460 tonnellate, viene improvvisamente colpito da due siluri lanciati dal sommergibile britannico P.228 Splendid affondando immediatamente alle ore 11.15 nel punto 38°00'N - 10°05'E, a nord di Biserta. L'Aviere era partito il 16 dicembre da Napoli insieme al cacciatorpediniere Camicia Nera, di scorta alla motonave tedesca Ankara, diretta a Biserta.

Sommergibile HMS Splendid

1943, 7 Gennaio

Il cacciatorpediniere Bersagliere, di 2460 tonnellate, viene colpito alle ore 16.30 da due bombe nel corso di un attacco aereo iniziato alle ore 16.25 mentre è ormeggiato al molo sud del porto di Palermo. I danni provocati ne determinano subito uno sbandamento sulla dritta e l'affondamento sul fianco poco dopo. Il relitto risulterà completamente immerso.

Cacciatorpediniere Bersagliere

(da http://www.webalice.it/cherini/)

1943, 9 Gennaio

Il cacciatorpediniere Corsaro, di 2460 tonnellate, partito da Napoli insieme al cacciatorpediniere Maestrale per la scorta alla motonave Ines Corrado, diretta a Biserta, subisce una prima esplosione mentre si reca in soccorso del Maestrale immobilizzato dallo scoppio di una mina a circa 40 miglia dal porto di arrivo. L'esplosione rende incapace l'unità di governare e, subito dopo, una seconda esplosione spezza in due il Corsaro, che rapidamente si inabissa alle ore 20.16 nel punto a 38 miglia per 64° da Biserta.

Cacciatorpediniere Corsaro

(da http://www.marina.difesa.it)

1943, 17 Gennaio

Il cacciatorpediniere Bombardiere, di 2460 tonnellate, viene colpito sotto la plancia poco dopo il tramonto da un siluro lanciato dal sommergibile inglese United. L'esplosione provoca lo scoppio di una caldaia, la caduta in mare della plancia e la rottura in chiglia dell'unità. La parte poppiera affonda alle ore 17.25 circa nel punto 38°15'N - 11°43'E, circa 24 miglia per NO dell'isola di Marettimo. La parte prodiera affonda pochi minuti dopo. Il Bombardiere era partito da Biserta insieme al cacciatorpediniere Legionario per scortare a Palermo la motonave Rosselli.

Cacciatorpediniere Bombardiere

(da http://www.marina.difesa.it)

1943, 3 Febbraio

Il cacciatorpediniere Saetta, di 1890 tonnellate, urta alle 09.50 una mina che, con una violenta esplosione al centro, spezza l'unità in due tronconi che affondano in meno di un minuto nel punto 37°35'N - 10°37'E, circa 27 miglia per 60° dall'isola dei Cani. Il Saetta era partito da Biserta in formazione con le torpediniere Sirio, Monsone, Clio e Uragano per scortare a Napoli la cisterna Thorsheimer. Poco prima del Saetta anche l'Uragano aveva urtato una mina nemica.

Cacciatorpediniere Saetta

(da http://www.marina.difesa.it)

1943, 1 Marzo

Il cacciatorpediniere Geniere, di 2460 tonnellate, nel corso di una incursione aerea nemica iniziata alle ore 13.30, viene colpito alle ore 14.30 da cinque bombe, lanciate nel corso di una prima ondata di aerei, mentre si trova a secco nel bacino di carenaggio di Palermo insieme con altre unità minori. Le esplosioni provocano la demolizione della porta del bacino e numerose falle nell'opera viva del caccia. L'entrata repentina dell'acqua trascina l'unità fuori dal bacino mentre si allaga e sbanda. Il Geniere affonda dopo circa un'ora. Verrà recuperato dopo l'armistizio e rimorchiato a Taranto nell'aprile 1944.

Il Geniere dopo l'attacco

1943, 24 Marzo

Il cacciatorpediniere Malocello, di 2605 tonnellate, alle 07.30 urta una mina nemica che scoppia a centro nave. L'unità, spezzata in due, affonda assistita dal cacciatorpediniere Ascari, di 2460 tonnellate, alle ore 08.45 a 28 miglia a nord di Capo Bon. L'Ascari, nel dare assistenza al Malocello, urta anch'esso alcune mine che, scoppiando, asportano prima la prora e poi la poppa. L'unità affonda alle ore 13.20 nello stesso punto del Malocello. Il Malocello era salpato da Pozzuoli la sera del 23 insieme al Camicia Nera ed al Pancaldo per trasportare a Tunisi reparti di soldati tedeschi. L'Ascari era salpato da Palermo nella notte del 24 con la stessa missione dei precedenti e si era unito ad essi al mattino del 24.

Cacciatorpediniere Malocello

1943, 10 Aprile

Il porto di Palau, a La Maddalena, viene sottoposto ad attacco aereo nemico a partire dalle 14.35. L'incrociatore Trieste, di 13540 tonnellate, ormeggiato nel porto, viene colpito da bombe che provocano vie d'acqua nello scafo. Dopo due ore di tentativi per salvarlo, alle ore 16.13, si rovescia sulla dritta.

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Incrociatore pesante Trieste

(da http://www.marina.difesa.it/)

1943, 19 Aprile

Il cacciatorpediniere Alpino, di 2460 tonnellate, viene colpito poco dopo la 01.00, nel corso di un attacco aereo, da numerosi spezzoni incendiari mentre si trova ormeggiato ad una diga del porto di La Spezia. L'unità è subito preda di incendi a bordo e nelle acque circostanti per la fuori uscita della nafta. Dopo il distacco della poppa, alle ore 02.35, l'Alpino affonda su bassi fondali. Il fumaiolo e la parte superiore della plancia continuano ad emergere dall'acqua.

Cacciatorpediniere Alpino

(da http://www.marina.difesa.it/)

1943, 30 Aprile

Il cacciatorpediniere Lampo, di 1920 tonnellate, subisce due attacchi aerei dopo essere partito per Tunisi alle ore 11.00 da Trapani con un carico di munizioni per le truppe operanti in Tunisia. Le bombe sganciate dagli aerei provocano lo scoppio di una parte delle munizioni, l'incendio della nave ed il suo affondamento alle ore 19.12, nel punto a 6 miglia per 80° da Ras Mustapha (Tunisia). Per il Lampo è il secondo affondamento. Il primo è avvenuto il 16 aprile 1941.

Cacciatorpediniere Lampo

 

Il cacciatorpediniere Pancaldo, di 2605 tonnellate, in navigazione insieme al caccia ex greco Hermes, armato dalla Marina germanica, da Pozzuoli a Tunisi con a bordo truppe tedesche, viene attaccato alle 11.30 da circa 40 bombardieri nemici. Colpito da più bombe subisce la distruzione dell'apparato motore e numerose falle. L'affondamento avviene alle ore 12.30 a 2 miglia per 29° da Capo Bon. Per il Pancaldo è il secondo affondamento. Il primo è avvenuto il 10 luglio 1940.

1943, 8 Agosto

Il cacciatorpediniere Freccia, di 1890 tonnellate, viene danneggiato da due bombe sganciate nel corso di un attacco aereo mentre si trova ormeggiato al molo Parodi del porto di Genova. Le due bombe, cadute molto vicine allo scafo, provocano ampie falle ed il conseguente allagamento del fianco sinistro. L'unità affonda sul fianco alle ore 01.45 venti minuti dopo le esplosioni. Sarà recuperato nell'aprile 1949 per essere demolito.

1943, 9 Agosto

Il cacciatorpediniere Gioberti, di 2320 tonnellate, viene affondato alle ore 18.35 circa a 5 miglia per 210° da Punta Mesco (La Spezia). Il Gioberti è in missione di scorta all'VIII Divisione, costituita dagli incrociatori Garibaldi e Aosta, in trasferimento da La Spezia a Genova, insieme con il Mitragliere ed il Carabiniere. Quando la formazione esce dalla zona minata viene attaccata dal sommergibile britannico Simoon che lancia quattro siluri. Il Garibaldi riesce con la manovra ad evitare i siluri ma il Gioberti, che si trova al di là dell'incrociatore rispetto al nemico, viene colpito a poppa.

Cacciatorpediniere Gioberti

1943, 2 Dicembre

A seguito di un bombardamento aereo tedesco salta in aria nel porto di Bari il mercantile John Harvey. Nel carico c'erano un centinaio di tonnellate di bombe all'iprite. Non è mai stato accertato quante delle circa mille vittime furono dovute all'iprite che si diffuse nell'aria e nelle acque del porto.

Incrociatori perduti nel Mediterraneo negli anni 1940 - 1943

Nave

Data

Ora

Luogo

Causa

1940

Calipso (B) 12 giugno 03.30 Creta Sommergibile
Colleoni (I) 19 luglio 09.00 Capo Spada Cannone (152 mm)

1941

Southampton (B) 11 gennaio 20.00 Malta Aereo
San Giorgio (I) 22 gennaio 04.15 Tobruk Autoaffondamento
Diaz (I) 25 febbraio 03.49 Isole Kerkennah Sommergibile
York (B) 26 marzo 05.11 Baia di Suda X MAS
Fiume (I) 28 marzo 23.15 Capo Matapan Cannone (381 mm)
Zara (I) 29 marzo 02.30 Capo Matapan cannone (381 mm), autoaffondamento
Pola (I) 29 marzo 03.00 Capo Matapan Aereo, autoaffondamento
Bonaventure 30 marzo 03.10 Sollum Sommergibile
Gloucester (B) 22 maggio 16.00 Creta Aereo
Fiji (B) 22 maggio 20.15 Creta Aereo
Calcutta 1 giugno 09.30 Alessandria Aereo
Da Barbiano (I) 13 dicembre 03.25 Capo Bon Cacciatorpediniere
Di Giussano (I) 13 dicembre 04.22 Capo Bon Cacciatorpediniere
Galatea (B) 14 dicembre 24.00 Alessandria Sommergibile
Neptune (B) 19 dicembre 04.05 Tripoli Mina (di notte)

1942

Naiad (B) 11 marzo 20.25 Mediterraneo orientale Sommergibile
Bande Nere (I) 1 aprile 09.00 Stromboli Sommergibile
Trento (I) 15 giugno 09.15 Mar Ionio Aereo, sommergibile
Hermione (B) 16 giugno 01.47 Mediterraneo orientale Sommergibile
Carro 12 agosto notte Biserta Sommergibile
Manchester (B) 13 agosto 05.50 Tunisia Motosilurante (di notte)
Coventry 14 settembre 15.15 Marsa Matruh Aereo
Attendolo (I) 4 dicembre 22.10 Napoli Aereo (in porto)

1943

Trieste (I) 10 aprile 16.13 La Maddalena Aereo (in porto)

(B) - Britannico

(I) - Italiano

Fonte James J. Sadkovich, "La marina italiana nella seconda guerra mondiale", Libreria Editrice Goriziana, Gorizia, 2006

 

Incrociatori italiani operanti nel Mediterraneo nel periodo 1940 - 1943

Unità Dislocamento [t] Armamento [n x mm] Velocità [nodi] Protezione [ mm]
Trento, Trieste, Bolzano 10.448 8 x 203 12 x 100 35 Vert. 70 Or. 50
Zara, Gorizia, Fiume, Pola 10.165 8 x 203 12 x 100 32 150 70
Duca degli Abruzzi, Garibaldi 8.353 10 x 152 8 x 100 34 130 40
Duca d'Aosta, Eugenio di Savoia 7.535 8 x 152 6 x 100 36,5 70 35
Montecuccoli, Attendolo 6.715 8 x 152 6 x 100 37 60 30
Barbiano, Bande Nere, Giussano, Colleoni 5.100 8 x 152 6 x 100 37 24 20
Diaz, Cadorna 5.210 8 x 152 6 x 100 36,5 24 20

Note:

- I dislocamenti sono quelli standard espressi in tonnellate metriche e corrispondono, per le unità dello stesso tipo, alla media tra quelli delle singole unità.

- AIcuni dati riferiti alla medesima unità riportati in tabelle diverse di questa pagina possono differire tra loro perché sono stati riprodotti fedelmente dalla fonte citata. Ciò non fa venire meno il loro valore comparativo con unità similari operanti su fronti opposti.

Fonte: Fioravanzo G., "Gli incrociatori nel Mediterraneo durante il secondo conflitto mondiale", Rivista Marittima, Roma, Luglio-Agosto, 1964.

 

Incrociatori britannici operanti nel Mediterraneo nel periodo 1940 - 1943

Unità Dislocamento [t] Armamento [n x mm] Velocità [nodi] Protezione [ mm]
Kent, Berwick 10.160 8 x 203 8 x 102 32 Vert. 76 Or. 76
York 8.380 6 x 203 4 x 102 32 76 50
Edinburgh 10.160 12 x 152 12 x 102 32 115 50
Manchester, Gloucester, Liverpool 9.550 12 x 152 8 x 102 32 102 ?
Sheffield, Newcastle, Birmingham, Southampton, Glasgow 9.250 12 x 152 8 x 102 32,3 102 50
Kenya, Nigeria, Fiji 8.130 12 x 152 8 x 102 31,5 102 ?
Newfoundland 8.130 9 x 152 10 x 102 c.a. 31,5 102 ?
Neptune, Orion, Ajax, Leander 7.290 8 x 152 8 x 102 32,5 102 25
Sydney, Perth, Hobart 6.950 8 x 152 8 x 102 32,5 102 25
Hermione, Euryalus, Naiad, Dido, Cleopatra, Bonaventure, Sirius, Phoebe, Carybdis, Argonaut 5.535 10 x 133 16 x 40 33 50 -
Arethusa, Aurora, Penelope, Galatea 5.305 6 x 152 8 x 102 32 50 -
Despatch, Delhi 4.930 6 x 152 3 x 102 29 76 25
Capetown, Ceres 4.360 5 x 152 2 x 102 29 76 25
Calypso, Caledon 4.250 5 x 152 2 x 102 29 76 25

Note:

- Nel numero degli incrociatori britannici che si sono avvicendati nel Mediterraneo non si è tenuto conto dei 4 contraerei, ossia: Carlisle, Calcutta, Coventry, Cairo.

- I dislocamenti sono quelli standard espressi in tonnellate metriche e corrispondono, per le unità dello stesso tipo, alla media tra quelli delle singole unità.

- Nell'armamento non sono citate le armi leggere antiaeree, eccetto per gli "Hermione", che non avevano cannoni di piccolo calibro.

- Tra gli incrociatori britannici sono stati riportati anche Leander, Hobart e Ceres, che facevano parte della Eastern Fleet, ma che all'occorrenza potevano intervenire in Mediterraneo.

- AIcuni dati riferiti alla medesima unità riportati in tabelle diverse di questa pagina possono differire tra loro perché sono stati riprodotti fedelmente dalla fonte citata. Ciò non fa venire meno il loro valore comparativo con unità similari operanti su fronti opposti.

Fonte: Fioravanzo G., "Gli incrociatori nel Mediterraneo durante il secondo conflitto mondiale", Rivista Marittima, Roma, Luglio-Agosto, 1964.

1944, 26 Maggio

Affonda a La Spezia per cause imprecisate, dove si trovava all’atto della proclamazione dell’armistizio dell’8 settembre 1943, il piroscafo cisterna Abruzzi. Successivamente viene recuperato e demolito. L’Abruzzi, di 680 tonnellate di stazza lorda, era stato costruito nel 1897 ed apparteneva alla Azienda Generale Italiana Petroli (AGIP) di Roma. Era iscritto al Compartimento Marittimo di Genova con la matricola n. 1300. Fu requisito dalla Marina Militare a Bari il 5 ottobre 1941 e non venne iscritto nel ruolo del naviglio ausiliario dello Stato. Fu derequisito l’8 settembre 1943.

Il piroscafo cisterna Babalan (successivamente Abruzzi) all’ormeggio

 
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